Condividiamo le gioie, le speranze, le paure e le tribolazioni dell'Italia

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XIV Assemblea nazionale dell’Azione Cattolica Italiana
“Vivere la fede, amare la vita”
L’impegno educativo dell’AC
(6/8 maggio 2011 - Roma, Domus Pacis, via di Torre Rossa, 94)
Comunicato n. 4
 
«Condividiamo le gioie, le speranze, le paure e le tribolazioni dell’Italia»
 
«L’Azione Cattolica ha vissuto il proprio percorso assembleare come intenso esercizio di unità morale e materiale di persone e territori. Un percorso che di fatto ha accompagnato le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. E non poteva essere altrimenti: l’AC nasce nelle sue intenzioni e finalità come “italiana”, e nella storia della nostra patria si è sempre caratterizzata come forza di comunione e coesione nazionale. Così è anche oggi: condividiamo le gioie, le speranze, le paure e le tribolazioni dell’Italia».
È con queste parole che si apre la proposta di Documento assembleare all’attenzione dei circa 900 delegati di Azione Cattolica riuniti a Roma, da oggi a domenica, per eleggere il nuovo Consiglio nazionale dell’Associazione, che rimarrà in carica per il prossimo triennio (2011/2014). Espressione viva di un Associazione con quasi 150 anni di storia, presente in tutte le diocesi della nostra Italia, e che oggi conta oltre 350 mila soci (35% ragazzi, 25% giovani dai 15 ai 30 anni e 40% adulti).
L’Azione Cattolica intende innanzitutto ribadire e rinnovare il legame con la storia del nostro Paese e della Chiesa: «Una storia nella quale, come ha ricordato Benedetto XVI in occasione della ricorrenza del 17 marzo, hanno inciso in modo significativo uomini e donne di Azione Cattolica: basti pensare al loro contributo all’elaborazione della Carta costituzionale del 1947». Un impegno che è soprattutto impegno educativo al servizio dell’evangelizzazione: «L’Azione Cattolica sceglie di accompagnare la vita quotidiana ad ogni età, in ogni sua espressione, dentro ogni condizione, perché ogni persona e ogni famiglia possano crescere nella comunità cristiana attraverso un cammino di continua ricerca e conversione, di discernimento e testimonianza». In un costante esercizio democratico: «La presenza dell’Azione Cattolica è anche un significativo elemento di ricchezza per il territorio nel quale è radicata. La vita associativa, infatti, fatta di esercizio di partecipazione democratica, di corresponsabilità e di solidarietà tra le generazioni, costruisce legami tra le persone, genera collaborazione con le istituzioni, alimenta il senso di responsabilità nei confronti delle concrete problematiche della comunità civile».
L’Azione Cattolica ha come fine la formazione di laici credenti che, radicati in una forte vita spirituale «considerino essenziale la partecipazione consapevole e il pieno coinvolgimento nella vita del mondo e delle città». Con questa premessa, la testimonianza della propria fede «può e deve assumere, in AC, un’indispensabile dimensione pubblica, anche considerando sempre più la formazione al sociale e al bene comune come parte essenziale dei cammini ordinari». Quali gli orizzonti vecchi e nuovi che interpellano gli stili di vita personali e comunitari, e che rappresentano una vera sfida per l’associazione?: «il rispetto assoluto della vita, il riconoscimento e la promozione della famiglia come cellula fondamentale della società, la sobrietà delle scelte quotidiane, la solidarietà verso singoli e famiglie in difficoltà a causa della mancanza o della precarietà del lavoro, il senso del dovere professionale, il valore dello studio, la tensione verso il futuro delle nuove generazioni, la coerenza tra sfera privata e sfera pubblica, la scelta preferenziale dei poveri, l’attenzione alla vita amministrativa e politica delle città e del Paese, l’unità stessa dell’Italia».
L’Azione Cattolica è consapevole dei significativi cambiamenti in atto nella fisionomia territoriale di molte comunità locali e dei «cambiamenti significativi nella realtà sociale: il fenomeno dell’immigrazione nei suoi molteplici aspetti sociali e religiosi, la crisi economica, la disoccupazione giovanile, la precarietà delle relazioni familiari, la fragilità dei rapporti interpersonali, la costruzione di relazioni e mondi virtuali». Ciò richiede il «farsi prossimi alla vita delle persone, facendosi carico dei problemi e delle attese di speranza della comunità civile nel territorio». In questo senso, «la vita associativa non può realizzarsi in maniera avulsa dalla realtà culturale, economica, politica nella quale essa è radicata. L’impegno per la costruzione del bene comune possibile non può che partire da una sapiente lettura della propria realtà locale e da una generosa disponibilità a spendersi per essa, sia come singoli soci formati ai valori evangelici sia come associazione di laici corresponsabili».
L’Azione Cattolica ritiene importante ridire oggi il suo essere “popolare”, cioè un’associazione «sempre più capace di essere “per tutti” e “di tutti”». E che perciò pone grande «attenzione nel calibrare forme e linguaggi della proposta associativa, perché sia davvero capace di dialogare con le persone a cui essa si rivolge». Una popolarità che è pero «il contrario dell’autoreferenzialità. Un’associazione autenticamente popolare saprà anche mettere in campo quella rete di legami buoni con le altre associazioni, non solo cattoliche, proprio perché questo lavorare insieme diventi già di per sé segno tangibile dell’impegno comune per il territorio e per il bene di tutti». Una popolarità che deve vivere, innanzitutto, «attraverso l’esperienza diretta, una cultura della partecipazione e della comunione».

L’Azione Cattolica attraverso la cura delle relazioni e la centralità della persona, metodo e sostanza della vita associativa, si propone di essere un’esperienza a misura di ciascuno. La sua tradizione formativa, l’impegno educativo di tanti giovani e adulti, accompagnati da sacerdoti assistenti, ha una meta alta: «sostenere la crescita di credenti e cittadini capaci di responsabilità, capaci, cioè, di rispondere ai tanti interrogativi personali e sociali che il tempo presente offre. A noi tutti è chiesto di vivere la fede nell’ordinario, secondo uno stile feriale, umile, costante, gioioso, rispettoso. A noi tutti è chiesto di amare la vita, gustarne la bellezza, coglierne i segni profetici e individuarne le contraddizioni. È l’idea di una fede incarnata, segno caratterizzante l’esperienza dell’Azione Cattolica. È il dono più concreto che l’associazione può offrire, oggi, alla Chiesa e al Paese».